Non resisto al fascino di certi bianchi

2005

Ogni volta che mi accingo a produrre un vino bianco secco, spero di riuscire a condurlo in bottiglia con una serie di sfumature odorose, così ben articolate da far sì che frutta matura (anche disidratata e secca), espressioni floreali e minerali si susseguano con una tale classe da indurre chiunque a berlo e ricordarlo.
Conseguire classe olfattiva è molto difficile, ma quando ci si riesce le sensazioni equilibrate, avvolgenti, setose, piene, intense, persistenti... ricordano le emozioni che si provano quando si assaggia l’uva di una buona annata per decidere l’inizio della vendemmia.
È difficile conseguire risultati del genere, bastano pochi fattori che non vadano come dovrebbero per compromettere i risultati tanto attesi. Credo che un vino bianco non debba necessariamente essere consumato entro dodici mesi dalla produzione, ma, per avere quelle sensazioni complesse ed intriganti, si dovrebbe prima poterlo e poi saperlo attendere.
Durante quest’affinamento verrà a crearsi la condizione ideale per far emergere il vero profilo aromatico del vitigno che permetterà a chi degusta di riconoscere frutta, fiori e sentori diversi a seconda delle uve utilizzate.
È bene conseguire questa complessità senza l’intromissione del legno che ne modifica le caratteristiche, facendo sempre più somigliare fra loro vini provenienti da uve e da zone diverse.
Risultati di questo genere danno torto a chi crede che il vino vero sia quello rosso, anche a me che personalmente prediligo produrlo e berlo.

 

Angelo Antonio Valentino

 

 

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