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L’ORGOGLIO È LO SCOGLIO

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Una sera, seduto al tavolo d’un bar in una bella piazza italiana, immerso in solitari pensieri, inavvertitamente ascolto, nel tavolo accanto, tre amici ordinare una minerale, un caffè macchiato e un bicchiere di Aglianico.

Poco dopo il cameriere ritorna col vassoio. Poggia dapprima un bicchiere vuoto sul tavolo versandovi un po’ d’acqua e quindi, a fianco, la bottiglietta. Mette poi sopra un centrino ricamato un piattino con un cioccolatino e la tazzina del caffè con la schiuma fatta a cuore e vicino un vasetto che contiene zucchero bianco, di canna e miele. Infine posa, alla destra del terzo amico e con una certa teatralità, un ballon di cristallo riempito a metà. Mi scusi, chiede quest’ultimo, solo per curiosità, perché la bottiglia d’acqua l’ha aperta al momento e invece quella del mio vino io non l’ho nemmeno vista?

Il cameriere lo guarda imbarazzato. Non saprei, qui facciamo sempre così... e, nel mentre, si gira allontanandosi per servire un altro tavolo.

Questa scenetta svia lo scorrere dei miei pensieri e mi chiedo quali strumenti usino i venditori di acqua minerale e di bibite per trasmettere l’importanza di aprire le bottiglie al tavolo e dove sbagliamo noi, venditori di vino che, ahimè, non sempre ne siamo capaci. E quelli del caffè? Ma come fanno a spiegare come servirlo?

Capita sovente di assistere a situazioni analoghe nelle quali non traspare quasi mai pigrizia o imperizia ma solo una indefinita forma di leggerezza professionale. Qualche operatore, semplicemente, non coglie l’importanza di mostrare al Cliente l’etichetta prima della mescita. Gesto che invece è un atto di garbo professionale, di cortesia, di rispetto nei confronti del commensale e del produttore.

Non costa nulla, non comporta aggravi o perdite di tempo, trasmette con immediatezza l’orgoglio di servire qualcosa di unico, se non prezioso che, riportando in etichetta il toponimo di provenienza, evoca in maniera nitida e puntuale il territorio da cui proviene.

Sulla base di queste riflessioni invitiamo con forza le persone che per professione servono il vino a rispettare questo semplice dettame (lo stesso dei Sommelier di tutto il mondo) e a viverlo con la consapevolezza di chi può contribuire, con il proprio agire, a promuovere il mondo del vino divenuto, non da molto, una delle autentiche e straordinarie eccellenze italiane.

Siamo consapevoli che dare indicazioni di questo genere possa urtare la sensibilità di qualcuno e, in effetti, non compete a noi suggerire ai professionisti del settore come si debba lavorare ma qualcuno, prima o dopo, lo doveva pur fare no?

Per le stesse ragioni è doveroso esprimere, a nome dei produttori e dei consumatori, il plauso a tutti quei professionisti che, interpretando perfettamente e con fierezza il proprio ruolo, anche con piccoli gesti quotidiani come questo di cui stiamo parlando, hanno in questi anni contribuito a promuovere in maniera determinante lo sviluppo di quello che in enogastronomia viene definito il Nuovo Rinascimento Italiano.

 

Gianpaolo Girardi

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