Addio a Miha Istenič, spumantista fiero e gentile
Negli ultimi decenni lo spumante sloveno è passato da una relativa oscurità al riconoscimento internazionale. Al centro di questa trasformazione c’è Miha Istenič, il cui lavoro nella tenuta di famiglia a Bizeljsko-Sremič ha ridefinito tanto la percezione dello spumante sloveno all’estero quanto il modo in cui viene prodotto in patria. Il suo contributo non si limita all’innalzamento degli standard qualitativi, ma include la rivalutazione delle varietà autoctone e l’evoluzione della filosofia produttiva all’interno di una categoria tradizionalmente conservatrice.
Questo articolo nasce in ricordo e celebrazione della sua figura: Miha Istenič è scomparso lo scorso 3 gennaio all’età di 61 anni, lasciando un’eredità determinante per il settore e un’impronta profonda sulla cultura enologica slovena.
La reputazione di Istenič si consolida nel 2013, quando viene dichiarato miglior produttore di spumante in Slovenia nella Christy’s World Encyclopedia of Champagne and Sparkling Wine. Nello stesso contesto viene inserito tra i venti migliori produttori di spumante al di fuori della Champagne, un riconoscimento che porta la Slovenia — e Istenič in particolare — al centro di un dibattito fino ad allora dominato da nazioni vinicole molto più grandi e consolidate. Non si tratta di onorificenze simboliche, ma del riflesso di un’eccellenza tecnica costante e di un’identità stilistica riconoscibile nelle degustazioni alla cieca e nelle valutazioni professionali.
Uno degli aspetti più caratteristici del lavoro di Istenič è l’impegno nei confronti del Rumeni Plavec, un vitigno autoctono sloveno a lungo considerato inadatto alla produzione di spumanti di alto livello. Piuttosto che conformarsi alle norme internazionali basate su Chardonnay e Pinot Nero, Istenič dimostra che anche i vitigni locali possono generare vini di carattere e pienamente competitivi a livello globale. Questa visione trova conferma nel Rare Passion 2009, uno spumante ottenuto al 100% da Rumeni Plavec, che ottiene 91 punti da Wine Advocate di Robert Parker: un risultato eccezionale per un vitigno quasi sconosciuto, nonché prova che le sue sperimentazioni non sono curiosità regionali, ma ricerca enologica rilevante nel panorama internazionale.
Al di là dei singoli riconoscimenti, l’eredità più duratura di Istenič risiede nel suo ruolo di pioniere dello spumante a intervento minimo in Slovenia. Molto prima che il concetto diventasse una tendenza diffusa, inizia a mettere in discussione l’enfasi dominante sul controllo tecnologico, sul dosaggio e sull’uniformità stilistica. Questa riflessione sfocia nella creazione della linea Rare, che segna l’inizio di una nuova filosofia produttiva all’interno della tenuta: lasciare che il vigneto e la fermentazione si esprimano con il minor numero possibile di interferenze.
Lo stesso spumante Rare è emblematico di questo cambiamento. Composto all’80% da Rumeni Plavec e al 20% da Chardonnay, non è solo stilisticamente distintivo, ma anche tecnicamente senza precedenti: è infatti il primo spumante al mondo a subire quattro fasi fermentative, un processo pensato per approfondirne la complessità preservandone struttura ed espressività naturali. Anziché eliminare le irregolarità, il metodo di Istenič abbraccia la variabilità intrinseca delle uve e della fermentazione, sfidando le convenzioni su come “dovrebbe” essere prodotto uno spumante.
Questa tendenza verso il minimo intervento non rappresenta un rifiuto della precisione o del controllo di qualità. Al contrario: ogni fase fermentativa introduce nuove variabili che richiedono monitoraggio attento e una profonda comprensione dell’attività microbica, della struttura del vino base e del suo comportamento in affinamento. Ciò che distingue Istenič è il fatto che questa innovazione non nasce da una moda, ma da una domanda filosofica coerente: quanto intervento è realmente necessario per produrre un grande spumante?
L’influenza di Miha Istenič sull’industria slovena dello spumante è quindi duplice. Da un lato, dimostra che i produttori sloveni possono competere con i migliori al di fuori della Champagne sia per stile sia per valutazione critica. Dall’altro, amplia i confini concettuali di ciò che può essere lo spumante sloveno: radicato nelle varietà autoctone, plasmato dalla sperimentazione e guidato da un approccio sobrio e centrato sul vigneto.
Oggi, mentre i vini a intervento minimo e guidati dal terroir stanno acquisendo popolarità a livello globale, il lavoro di Istenič non appare come una risposta alla tendenza, ma come un suo precursore. La sua carriera dimostra che l’innovazione nel vino non richiede l’abbandono della tradizione, ma la sua messa in discussione. In questo modo, Miha Istenič non solo ha elevato una singola tenuta, ma ha contribuito a ridefinire l’identità e l’ambizione dello spumante sloveno.








