Baldessari: l'etica gentile e il ritorno del Portoghese
Appena fuori dal centro di Trento, sotto lo sguardo vigile e rassicurante del Monte Chegul, sorge la Cantina Baldessari, a poco più di 500 metri di altezza. Michela, anima della cantina, è mossa da un vero e proprio atto d'amore verso la natura come luogo di memoria e rispetto. Qui, tra boschi, vigne e animali selvatici, l'uomo non comanda: rispetta, accompagna e pacificamente convive.
La natura è sovrana, l'uomo è presente ma discreto, attento a non rompere un equilibrio fragile e prezioso. Le vigne convivono armoniosamente con rospi, caprioli, volpi e girini. Qui, dove l'agricoltura è biologica per vocazione, il lavoro nei filari è costante. C'è sacrificio, certo, ma c'è anche una dedizione profonda che nasce dalla conoscenza. Conoscere il vigneto e ciò che lo circonda è una responsabilità. Coltivare qui significa tutelare, lasciare intatto, camminare in punta di piedi.
Il Portoghese: salvare la memoria con un grappolo d'uva
Tra le varietà coltivate da Baldessari ce n'è una che spicca per unicità e storia: il Portoghese. É un vitigno antico, un tempo diffuso in tutto l'Impero austro-ungarico, oggi quasi dimenticato. La Cantina l'ha introdotto nel 2018, seguendo il consiglio di Gianpaolo Girardi, custode dell'unico altro appezzamento di Protghese delle zona.
Per Michela Baldessari, il Portoghese è anche un ricodo di famiglia: la nonna ne parlava già, quando ancora faceva parte del paesaggio agricolo locale. Oggi se ne producono circa 500 bottiglie l'anno, tutte distribuite da Proposta Vini. É un vino semplice, vivo, diretto, con sentori di bacche, naturalmente a basso tenore alcolico (circa 10°), poco tannico e molto beverino. Un rosso che parla della terra, leggero ma non banale, con'unima antica.
La raccolta delle uve avviene dopo la metà di settembre, senza fretta, quando i grappoli sono naturalmente maturi. Anche in cantina l'approccio è lo stesso: minimo intervento, massima espressione del terroir. La macerazione dura diversi giorni, le follature vengono fatte con un antico e caratteristico bastone di legno. Il risultato è una sincera spremuta d'uva fermentata: giovane e fresca.
L'annata 2024 si presenta particolarmente pulita e precisa, con un colore rosso ciliegia brillante e un'anima vivace, ideale per chi cerca autenticità.
Alla Cantina Baldessari si coltiva una visione, prima ancora che una vite. Una visione in cui l'uomo deve esserci e non esserci allo stesso tempo. L'equilibrio tra uomo e natura è fragile, e va rispettato con ascolto, misura e responsabilità.
Michela ogni giorno abbraccia questa etica concreta, quotidiana, faticosa, ma anche prodonfamente gratificante. Perchè ogni bottiglia che nasce qui non racconta solo un vino, ma un modo di vivere, di lavorare e di ricordare.









