Biodinamica in vigna: l'esempio di Ausonia
Negli ultimi anni il termine di biodinamica si è diffuso nel settore enologico a macchia d’olio. Il concetto è stato introdotto per la prima volta da Rudolf Steiner intorno agli anni ‘20 del Novecento e intende l’agricoltura come un ecosistema complesso in cui suolo, piante, animali e presenza umana dialogano continuamente, contribuendo insieme a costruire un equilibrio perfetto.
Oggi il termine biodinamica porta con sé interpretazioni spesso limitanti: si tende a identificare le pratiche biodinamiche a calendari lunari e rituali agricoli. Ma è davvero questo il cuore della biodinamica?
Alla base del concetto, in realtà, risiede un elemento che rappresenta il fondamento dell’agricoltura in generale e della viticoltura in particolare: il suolo. È il suolo, infatti, a determinare la vitalità della pianta, la sua capacità di adattarsi alle condizioni ambientali e, nel nostro caso, la qualità dell’uva che arriverà in cantina. I suoi componenti, microorganismi, sostanza organica, radici e microfauna, concorrono a creare un equilibrio perfetto.
È sulla centralità del suolo che si fonda il vero concetto di biodinamica, che prevede l’adozione di pratiche, a volte intese anche come alternative, in grado di garantire l’integrità e la vitalità del terreno. Pratiche come il sovescio, ad esempio, arricchiscono il terreno e ne migliorano la struttura; i preparati biodinamici stimolano l’attività microbiologica; la rinuncia a diserbanti o preparati chimici concorre a mantenere questo equilibrio.
In cantina tutto questo si declina nel ricorso a fermentazioni spontanee, uso di lieviti indigeni, uso limitato, se non limitatissimo, di solforosa (in alcuni casi del tutto assente), controllo limitato delle temperature ed esclusione di filtrazioni.
Il risultato è una viticoltura che dialoga e rispetta l’ambiente in cui viene praticata, in cui il vignaiolo dedica grande attenzione alla vitalità del suolo e a tutto ciò che gli sta intorno, dando vita a prodotti salubri che rispecchiano le caratteristiche dei territori in cui nascono.
Il Progetto Dinamiche Interpretazioni
In questo contesto si inserisce il progetto Dinamiche Interpretazioni di Proposta Vini, che riunisce produttori accomunati dalla volontà di recuperare pratiche agricole rispettose dell’ambiente e di ristabilire un equilibrio sempre più autentico tra il lavoro dell’uomo e la natura.
Alla base del progetto non c'è la pretesa di standardizzare regole di "corretta viticoltura biodinamica" ma l'idea che la cura e la vitalità del suolo sia anche una responsabilità del vignaiolo.
Per Proposta Vini non esiste un’unica interpretazione della biodinamica, ma una pluralità di percorsi che trovano nel suolo il loro punto di contatto.
Ausonia, maestro della gestione dei suoli
Tra le realtà che meglio interpretano questo approccio, Ausonia rappresenta un esempio di come il concetto di biodinamica smette di essere teoria per trasformarsi in pratica.
L’azienda nasce nel 2008, in Abruzzo, ad Atri, sulle colline teramane, dall’iniziativa di Simone Binelli e Francesca Lodi. La loro è una scelta coraggiosa: farmacista lui, ingegnere meccanico lei, decidono di lasciare le rispettive carriere per dedicarsi alla vigna, con l’obiettivo di produrre un vino che non fosse semplicemente “buono”, ma capace di raccontare un’identità precisa, quella della propria terra.
Qui, tra il Massiccio del Gran Sasso e l’Adriatico, i dodici ettari di vigneto si inseriscono in un contesto ambientale particolarmente favorevole. Le escursioni termiche, la ventilazione marina e la vicinanza alla Riserva Naturale dei Calanchi di Atri contribuiscono a definire un equilibrio climatico che si riflette direttamente nel carattere dei vini.
Un carattere forgiato da pratiche biodinamiche, dove l’elemento centrale è il suolo. Per Ausonia, l’humus rappresenta il cuore della sua filosofia agricola: preservarne la vitalità significa garantire alla vite un ambiente ricco e dinamico. Solo da una terra viva può nascere un vino che conservi energia, autenticità e profondità.
Non è un caso che il nome stesso dell’azienda richiami una farfalla rara, l’Ausonia, specie delicata e legata a ecosistemi integri, che proprio qui trova il suo habitat naturale. Una presenza che diventa simbolo concreto di biodiversità e di equilibrio naturale tra ambiente, insetti, piante e suolo.
Questo approccio si traduce in scelte precise. Tutte le uve provengono esclusivamente dai vigneti aziendali, così da mantenere un controllo diretto sulla qualità. La produzione si concentra su vitigni autoctoni, vinificati con lieviti indigeni, senza filtrazioni né chiarifiche e con un uso minimo di solforosa.
Il suolo diventa dunque il punto di partenza per costruire qualità. La cantina, in questo senso, non è il luogo della trasformazione, ma della continuità.
Nascono così etichette che riflettono con chiarezza il territorio abruzzese: i Trebbiano e Montepulciano della linea Apollo, il Pecorino della linea Machaon, fino alla profondità del Montepulciano Riserva Nostradamus.
Vini diversi, ma legati da un filo comune: la volontà di restituire nel bicchiere il carattere della terra da cui provengono.


