Il "Vino di paesaggio" più esportato d'Italia
Soave Doc, Soave Classico Doc, Soave Superiore Docg, Soave Spumante Doc. Un vino, quattro declinazioni, anzi cinque se si vuole considerare anche la versione dolce del Recioto di Soave Docg. Ha molte sfumature il Soave, vino bianco tra i più longevi d’Italia (può invecchiare infatti anche fino a 20 anni) e il più esportato al mondo , certamente uno dei più moderni – nella sua storicità – per il suo interessantissimo rapporto qualità/prezzo e uno stile minerale ma anche piacevolmente fruttato, pienamente in linea con il gusto dei consumatori di oggi.
Due uve per un bouquet a la page
Il vitigno principe del vino Soave è la Garganega (percentuale minima impiegata 70%), che ha sempre avuto una notevole diffusione nell'area collinare a est di Verona. L'uva Garganega è caratterizzata da notevole capacità produttiva, anche se ultimamente la resa è stata notevolmente ridotta dai produttori più attenti alla qualità. Altri vitigni ammessi, fino a un massimo del 30%, sono il Trebbiano di Soave, il Pinot Bianco e lo Chardonnay.
Tipico e pregiato
Già nel 1931, primo fra i vini italiani, il Soave veniva riconosciuto come prodotto enologico “tipico e pregiato” che nel 1968 riceveva il riconoscimento della Denominazione di origine controllata e nel 1998 quello di Docg (Denominazione di origine controllata e garantita) per la il Recioto seguita nel 2001 dalla Docg per la versione Soave “Superiore”.
La zona di produzione del Soave è situata nella parte orientale dell'arco collinare della provincia di Verona (a nord dell'Autostrada Serenissima, tra il 18º e il 25º km tra Verona e Venezia). Essa comprende in tutto o in una parte i territori dei comuni di Soave, Monteforte d'Alpone, San Martino Buon Albergo, Lavagno, Mezzane di Sotto, Caldiero, Colognola ai Colli, Illasi, Cazzano di Tramigna, Roncà, Montecchia di Crosara, San Giovanni Ilarione e San Bonifacio. Con il riconoscimento della Docg al Recioto di Soave e successivamente con le nuove delimitazioni per il Soave Superiore Docg, l'area di produzione è stata sostanzialmente divisa in tre sottozone quasi equivalenti per dimensione e per consistenza viticola. La zona più antica, detta anche zona storica, delimitata per la prima volta nel 1931 e coincidente con il Soave Classico, si trova sui rilievi collinari dei comuni di Monteforte d'Alpone e Soave ed è interessata da una superficie vitata di 1.700 ettari. La seconda zona, praticamente tutta collinare, va da San Martino Buon Albergo a Roncà interessando i rilievi della Val di Mezzane, Val d'Illasi, Val Tramigna e Val d'Alpone e costituisce la sottozona Colli Scaligeri, che comprende 2.400 ettari. La terza zona del Soave Doc è situata nelle aree più o meno pianeggianti delle vallate già citate per una superficie di circa 2.400 ettari.
Un vino e il suo borgo
In molti ritengono che il nome del borgo medioevale di Soave, nell'est veronese, derivi dalla "soavità" del vino che qui si produce. Con più probabilità, la toponomastica risale ai tempi delle invasioni barbariche che seguirono la caduta dell'impero romano. Sul colle che domina la pianura, in posizione strategica sulle vie di comunicazione est-ovest, si insediò una tribù di Svevi, Suebi secondo l'antica pronuncia latina, da cui sarebbe in seguito derivato appunto Soave.
Il legame tra il territorio e il suo vino è molto forte tanto che il paese di Soave ogni anno dedicata una “Festa Medievale” al suo vino, in programma intorno a metà maggio. Per l’occasione, tra le mura di cinta del centro storico, sotto l’occhio vigile del suggestivo castello che domina la collina, la piazza e le vie del centro di Soave tornano a rivivere un’atmosfera trecentesca grazie a eventi, usanze, lavori antichi, giochi medievali con arcieri, cavalieri e sbandieratori, sfilate storiche e cerimonie. A metà settembre, invece, dal 1929 si svolge la “Festa dell’uva di Soave”, un inno alla Garganega tra fuochi d’artificio, fontane da cui sgorga vino al posto dell’acqua e tanta gastronomia tipica.
Le colline vitate del Soave sono state riconosciute primo “Paesaggio rurale di interesse storico” d’Italia, inserendole nel “Registro nazionale dei paesaggi rurali di interesse storico, delle pratiche agricole e delle conoscenze tradizionali” istituito dal Ministero delle politiche agricole e forestali.
Com'è
Un vino per la tavola quotidiana, così come per le occasioni speciali. Il Soave è così, un bianco capace di grande versatilità a prezzi decisamente competitivi. Va servito in calici abbastanza ampi, anche a forma di tulipano. La temperatura di servizio ideale a mio avviso va in meda dagli 8 ai 10 °C per i Soave più giovani e meno complessi, mentre i Superiore si possono servire anche a 10-12 °C. Un vino molto di tendenza: il Soave oggi è un vino chic, una scelta originale e non scontata come potrebbe essere invece un Gewuerztraminer, e non è un vino complicato. La sua facilità di beva lo rende molto piacevole, specialmente d’estate.
Colore delicato, naso nitido e gusto immediato, il Soave è un vino fresco e piacevole, di facile beva anche nelle sue versioni invecchiate. Il colore è giallo paglierino intenso, che talvolta può tendere al verdognolo, mentre al naso sprigiona profumi di fiori bianchi e frutta anche esotica. In bocca si percepisce un bouquet molto variegato che va dal lime alla violetta, dalla rosa ai sentori erbacei e pietra focaia, fino a qualche tocco esotico di ananas e sambuco, in generale abbastanza minerale. Il sapore è comunque fortemente condizionato dalla vinificazione e, in particolare, dalla maturazione in legno che quasi sempre introduce una nota di vaniglia.
Gli abbinamenti? Risi e bisi, trota salmonata o alla mugnaia, capretto e coniglio al forno, formaggi come il Taleggio e l’Agordino di malga, ma anche pasta fatta in casa, zuppe e minestroni, pesce e crostacei: il Soave è un vino versatile ed estroso, in grado di accompagnarsi a molte varietà di ricette, sia della cucina veneta, sia di quella internazionale. Ottimo anche come aperitivo, la versione spumante è perfetta anche con tutte le tipologie di fritto, mentre il Recioto di Soave si accompagna a pasticceria secca, dolci al cucchiaio e formaggi erborinati.









