Alla scoperta dell'Etna
La muntagna, come i catanesi chiamano l’Etna, è una terra che non ama compromessi e non può lasciare indifferenti, dove dominano il nero cupo e ruvido dalla lava, il verde dei pini e dei castagni, l’argento fluttuante degli ulivi scossi dal vento. Patrimonio mondiale dell’UNESCO, il Monte Etna si trova sulla costa orientale della Sicilia ed è il vulcano attivo più alto d’Europa, uno tra i più attivi del globo. Grazie a millenni di attività eruttiva, l’altezza massima del cono vulcanico oggi supera i 3300 metri di altitudine su circa 45 km di diametro di base che lo rendono il vulcano terrestre più imponente d’Europa e dell’intera area mediterranea.
La Storia
La provincia di Catania e i paesi etnei sono terra della più antica civiltà agricola siciliana: le prime testimonianze di comunità agricole sono infatti riferite al Neolitico. Questa parte della Sicilia orientale è stata la prima a essere colonizzata dai Greci (729 a.C.) e nell’VIII sec. a.C. già conobbe il vino e forse anche la vite. Quel che è certo è che nel V sec. a.C. questo areale era fortemente vitato, come è testimoniato da alcune monete del tempo giunte fino a noi. Nel III sec. a.C. Teocrito parla della grande diffusione del vigneto alle falde dell’Etna, per poi vivere un periodo di decadenza che ha visto la rinascita a partire dal XIII sec. d.C. in poi.
Nel 1500 Fazello lodava i vini prodotti ai piedi dell’Etna e nel 1700 Arnolfini parlava del vino di Mascali, che veniva esportato a Malta. Nel 1848 qui risultavano coltivati quasi 26.000 ettari di vigneto. Tra il 1880 ed il 1885 Catania era la provincia siciliana più vitata con oltre 90.000 ettari di vigneto, ma l’invasione della fillossera, ai primi del 1900, provocò una grave crisi della viticoltura: gli ettari di vigneto scesero drammaticamente fino a circa 40.000 ettari.
La riduzione della superficie vitata negli anni è stata dovuta alle frequenti eruzioni dell’Etna e alle oggettive difficoltà di una viticoltura impervia ed “eroica”, dove i vigneti a causa delle forti pendenze sono in larga parte terrazzati e dove le operazioni colturali sono difficilmente meccanizzabili e, quindi, comportano costi molto alti. Ma, nonostante queste difficoltà la viticoltura etnea nel corso dei secoli ha sempre mantenuto un ruolo di coltura molto importante per il territorio, con la produzione di vini di alta qualità fino ad arrivare a oggi.
La storia recente è caratterizzata da una evoluzione estremamente positiva della denominazione, con l’impianto di nuovi vigneti, la nascita di nuove aziende, la professionalità degli operatori che hanno contribuito ad accrescer il livello qualitativo e la rinomanza della Doc Etna.
Un'isola felice
Molti amano definire l’Etna “un’isola nell’isola” grazie alla tipicità territoriale e climatica proprie del territorio e ad un ecosistema unico al mondo, che la rende differente dal resto dei territori della Sicilia. I diversi versanti in cui si trovano le 133 contrade, inoltre, per le loro esposizioni e per i terreni caratterizzati dalle diverse colate nel tempo, esprimono il senso della diversità rendendo unica ogni produzione. È qui che vecchie viti sinuose e contorte, lignee sculture viventi, affondano le profonde radici tra sabbie e pietre, alla disperata ricerca di una precaria sopravvivenza: considerata tra le aree viticole più importanti d'Europa, sull'Etna troviamo sensuali bianchi e appaganti rossi, figli di questa terra estrema che portano nel calice una natura intransigente. A rendere davvero grandi questi vini concorrono alcuni fattori: i terreni di origine vulcanica, a volte ciottolosi e ghiaiosi, a volte sabbiosi o meglio cinerei, l’età delle viti e le grandi escursioni termiche, che arrivano anche a 25-30 gradi tra il giorno e la notte. L’area dell’Etna Doc, prima denominazione di origine in Sicilia (1968), ha una forma semicircolare che si estende da nord a sud-ovest in una fascia che va da 450 a 1000 metri di altitudine sul livello del mare. I vitigni simbolo dell’Etna sono tutti autoctoni e sono il Nerello mascalese per l'80%, e Cappuccio per i rossi; Carricante per il 60% e Catarratto per il 40% per i bianchi, il bianco superiore è prodotto per l'80% con il Carricante. La denominazione nel 2019 ha sfornato oltre 4 milioni di bottiglie a marchio Etna Doc, con una crescita di circa il 20% sull’anno precedente, e che coinvolge oltre mille ettari di vigneto e più di 600 produttori.
Il Consorzio
Nel 1994 nasce il Consorzio di tutela con l'obiettivo di valorizzare e proteggere le produzioni dei vini Etna e il loro territorio. Con Decreto ministeriale del 18 febbraio 2018, il Consorzio ottiene il riconoscimento cosiddetto “erga omnes”, con incarico di svolgere le funzioni di tutela, promozione, valorizzazione della denominazione. L'impegno principale è mirato a tutelare il brand Etna Doc, a promuoverlo in Italia e all'estero per accrescere la visibilità di un marchio simbolo del Made in Italy, e a vigilare sul rispetto delle norme previste dal disciplinare di produzione a difesa del consumatore e dei produttori. L’area di produzione della denominazione di origine interessa parte del territorio dei comuni di Aci, Sant’Antonio, Acireale, Belpasso, Biancavilla, Castiglione di Sicilia, Giarre, Linguaglossa, Mascali, Milo, Nicolosi, Paternò, Pedara, Piedimonte Etneo, Randazzo, Sant’Alfio, Santa Maria di Licodia, Santa Venerina, Trecastagni, Viagrande e Zafferana Etnea, sulle pendici dell’Etna, in provincia di Catania.
I VINI
L’Etna Bianco Doc e l’Etna Bianco Superiore Doc è un vino di colore giallo paglierino molto scarico con riflessi verdolini, con un profumo delicato e caratteristico. Al sapore risulta secco, fresco, armonico e morbido. Questo vino si abbina felicemente con il pesce, che in Sicilia non manca, declinato negli antipasti, nei primi ma soprattutto nei secondi piatti. Da gustare anche in abbinamento al fritto di pesce.
L’Etna Rosso Doc e Etna Rosso Riserva Doc sono vini di colore rosso rubino. Presentano riflessi granati con l’invecchiamento. Hanno un profumo intenso e caratteristico mentre in bocca risultano secchi, caldi, robusti e armonici. Un primo condito da un sugo di carne importante, gustoso e saporito, oppure una carne alla griglia sono gli abbinamenti migliori. In fase di aperitivo invece, provate ad abbinarlo a un formaggio stagionato o a pomodori secchi sott’olio e pane.
L’Etna Rosato Doc è un vino fruttato con note di fragola e frutta rossa, sapido, armonico, fine e complesso, di buona persistenza. Si abbina bene a pasta fresca a base di pomodoro, pizza alla napoletana, pesce spada alla messinese, piatti asiatici.
L’Etna Spumante Doc (da Brut a Extra Dry) è un vino sia rosato sia bianco. Il profumo è intenso e caratteristico con delicate note di lievito. In bocca risulta pieno, armonico e di buona persistenza. Fritti, pesce e crostacei, e se rosé anche pizza, sono gli abbinamenti più riusciti con l’Etna Spumante Doc.
La menzione Riserva per l’Etna Rosso si può usare solo se il vino è sottoposto ad un periodo di invecchiamento di almeno 4 anni, di cui almeno 12 mesi in legno. Il periodo di invecchiamento decorre dal primo novembre dell’anno di produzione delle uve. La menzione Superiore è riservata ai vini ottenuti da uve prodotte esclusivamente nel comune di Milo.
















