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Alla scoperta... dell'Oltrepò pavese

venerdì, 31 ottobre 2025 Gian Maria Maitan, venerdì, 31 ottobre 2025 (4 minuti di lettura)

Quello dell’Oltrepò Pavese è un territorio ricco di vini e di prodotti tipici, ma anche di botteghe e produttori storici, agriturismi, ristoranti e locali dove si cucina con materie prime a chilometro zero. Dal salame di Varzi a vini quali il Buttafuoco, il Riesling e la Bonarda, da dolci come le offelle di Parona al riso carnaroli, il territorio offre un patrimonio enogastronomico ricco, da tutelare e da scoprire.

Vini per tutti i gusti

Antica dimora della vite, secondo le documentazioni ufficiali, nel 1884 l’Oltrepò Pavese vantava ben 225 vitigni autoctoni, oggi invece sono poco più di 10 quelli di maggior diffusione, con la tendenza da parte di alcuni produttori storici di recuperare le più evidenti testimonianze del passato, come ad esempio l’Uva della Cascina o la Moradella. Tra i vini inseriti nelle varie denominazioni (Doc e Docg) i più rappresentativi sono senza dubbio il Buttafuoco, un vino rosso prodotto con uve Croatina (localmente chiamato anche Bonarda), Barbera, Uva Rara e Ughetta di Canneto, coltivate su versanti ben esposti e spesso molto ripidi, in una ristretta area collinare dell'Oltrepò Pavese orientale, corrispondente al territorio di sette comuni: Canneto Pavese, Montescano, Cigognola, Pietra de’ Giorgi, Broni e Stradella. Un vino strutturato, corposo e di grande personalità: al naso sprigiona una caratteristica nota vinosa, sentori di frutta rossa (marasca, prugna), talvolta anche speziati; in bocca è corposo, pieno, equilibrato e persistente. La Croatina dà vita anche alla Bonarda, prodotto sia in versione ferma sia frizzante: sono vini limpidi, di colore rosso rubino con riflessi violacei, brillanti; profumo penetrante con note fruttate di mora e marasca; in bocca sono equilibrati, asciutti, leggermente tannici e di buona persistenza aromatica.

In ultimo ma non per ultimo, l’Oltrepò è molto conosciuto anche per i suoi Metodo Classico, soprattutto per la versione Metodo Classico Pinot Nero e Pinot Nero Rosé, dove il nobile vitigno originario della Borgogna deve essere utilizzato per almeno l'85%: il risultato sono bollicine di grande finezza e persistenza, con aromi tipici e un carattere del tutto peculiare.

La vendemmia 2025: diamo voce ai nostri produttori

Nell’Oltrepò, l’area vitivinicola più grande della Lombardia con i suoi circa 12,5 mila ettari di vigneti (che rappresenta il 40% della produzione regionale), la vendemmia 2025 è iniziata con una decina di giorni di anticipo rispetto all’anno precedente e con risultati soddisfacenti, come sottolineano i nostri produttori:

«Dopo tre anni di vendemmie complicate, finalmente quest’annata è stata per noi soddisfacente in termini qualitativi e quantitativi, con Riesling e Pinot che hanno avuto un’ottima resa, mentre la Croatina a causa della forte diffusione della peronospora nel 2024 ha reso leggermente meno. In linea con il trend degli ultimi anni, anche nel 2025 la vendemmia è stata anticipata per l’andamento altalenante del clima, con un inverno non molto freddo, seguito da un giugno caldo, un luglio piovoso e un agosto caldo che ha bilanciato la situazione. Le premesse per un’ottima annata non mancano: dalle prime analisi, le basi di Metodo Classico si rivelano molto performanti sia dal punto di vista dell’acidità sia a livello di gradazione al momento della raccolta» racconta Stefano Calatroni, alla guida, insieme al fratello Cristian, dell’omonima azienda di famiglia di Montecalvo Versiggia.

Gli fa eco, dalla piccola Valle Solinga sulle colline di Canneto Pavese, Andrea Picchioni produttore “controcorrente”: «È stata una vendemmia non eccezionale ma buona, sicuramente migliore della 2024. Ci aspettiamo quindi dei vini buoni ed equilibrati. I mosti sono belli profumati e con buona probabilità quest’anno riusciremo a produrre anche le riserve».

Per Carola moglie del vignaiolo Alberto Fiori dell’Azienda Agricola Valdamonte di Santa Maria della Versa «la vendemmia 2025 è andata molto bene e siamo molto entusiasti dell’alta qualità delle uve per la vinificazione in bianco, nonostante la resa sia stata leggermente minore rispetto alla norma. Ottima qualità anche per le uve rosse che però hanno fatto registrare rese molto basse, a partire dalla croatina. Un andamento se vogliamo in linea con le richieste del mercato che vede la domanda spostarsi sempre più verso le bollicine e per questo auguro al nostro territorio (e alla nostra azienda!) di vendere più Metodo Classico che Bonarda nei prossimi anni!».

Uno sguardo al futuro

«Abbiamo celebrato 160 anni di storia, ma soprattutto abbiamo posto le basi per un futuro fatto di innovazione, riconoscibilità e identità. L’Oltrepò crede nel suo Pinot Nero e nel Metodo Classico: con il Classese vogliamo affermare con orgoglio la nostra vocazione e portarla sempre più in alto» ha dichiarato Francesca Seralvo, presidente del Consorzio Classese Oltrepò Pavese, in occasione dell’edizione 2025 della manifestazione Oltrepò: Terra di Pinot Nero, andata in scena a fine settembre. Una visione, quella dell’Oltrepò come territorio unito e determinato nel riaffermare la propria vocazione al Pinot Nero e al Metodo Classico, condivisa anche da Stefano Calatroni: «Stiamo assistendo in questo momento a una rivoluzione positiva, tra nuove figure con un ruolo sempre più attivo e una nuova denominazione, che sta creando dinamiche particolari che consentono un processo virtuoso di crescita imprenditoriale del territorio. L’Oltrepò ha tutte le carte in regola e le potenzialità, soprattutto per quanto riguarda la spumantistica, per consolidare la sua posizione a fianco delle altre forti realtà produttive lombarde».

Un territorio la cui espressività è «ben rappresentata dalla selezione di Proposta Vini con Picchioni, miglior rossista del territorio e Fiori, vero e proprio artigiano del prodotto», conclude Calatroni.

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