Silvia, figlia della terra e del vino
Arrivati a Nervesa della Battaglia, piccola cittadina adagiata accanto al fiume Piave, è il sorriso di Silvia ad accoglierci.
Giovane, solare e intraprendente, Silvia porta avanti una storia che affonda le proprie radici nella terra e nella sua famiglia: prima il nonno, poi il padre, e oggi lei. L'azienda nasce dalla coltivazione di ortaggi, come il radicchio e l'asparago, prodotti simbolo del territorio trevigiano. Poi, negli anni Novanta, arriva la vigna. E' il nonno Bepi a dare inizio alle prime piantumazioni, aprendo così un nuovo capitolo nella storia di famiglia.
Mentre camminiamo tra i filari, Silvia ci racconta di quanto abbia sempre vissuto il mondo agricolo con naturalezza e gioia. Fin da bambina aspettava con impazienza l'arrivo dell'estate, quando poteva trascorrere le sue giornate insieme al papà e al nonno nei campi, tra i profumi dell'orto e quelli dolci dell'uva appena raccolta.
"E' un ambiente che ho sempre vissuto con molta naturalezza - ci racconta - una volta cresciuta, dovendo decidere quale scuola frequentare e sentendo spesso nominare il termine enologo, ho deciso di intraprendere questo percorso di studi."
Una scelta che, negli anni, si è trasformata in una vera vocazione.
Terminati gli studi, Silvia decide di tornare alla propria terra e di costruire un percorso capace di custodire e, allo stesso tempo, rinnovare la storia della sua famiglia e del territorio che la circonda. Comincia così a coltivare alcuni dei vitigni tradizionali più legati a queste colline: l'Incrocio Manzoni, il Verdiso, la Perera, la Bianchetta e il Raboso Piave.
Sono vigne che raccontano un luogo, la sua memoria e il carattere di chi lo abita. E Silvia sceglie di ascoltarle, lasciando che la tradizione diventi il punto di partenza per guardare al futuro.
Una mascotte tra i filari
Continuando la nostra passeggiata, lo sguardo cade sul logo dell'azienda, dove campeggia la figura di un germano reale. Chiediamo a Silvia quale storia si nasconda dietro quell'immagine.
La risposta, naturalmente, è una storia di campagna, di incontri inattesi e di rispetto per la natura.
La famiglia di Silvia ha sempre avuto un rapporto attento e rispettoso con la fauna che abita i campi e i vigneti. Un giorno, mentre stavano lavorando l'erba tra i filari, si sono imbattuti in una cucciolata di germani reali.
"Abbiamo aspettato la fine della giornata per concludere il lavoro e, tornando nel filare, i cuccioli erano ancora lì ad attenderci. A fine giornata li abbiamo portati a casa con noi."
Un recinto di fortuna è diventato per quella notte la loro nuova casa. Ma un forte temporale, durante la notte, ha spazzato via il piccolo rifugio e con lui quasi tutti i suoi abitanti.
Quasi tutti. Uno soltanto è rimasto. "Da quel giorno è diventato la nostra mascotte."
E così, tra i filari, un piccolo germano realo è entrato nella storia di famiglia, diventando il simbolo di un legame profondo con la natura che circonda e accompagna ogni giorno il lavoro in vigna.
I vini
Silvia ci conduce poi nella cantina dove riposano e affinano i suoi vini rossi. Qui il tempo sembra avere un ritmo diverso: più lento, paziente, scandito dal legno e dall'attesa.
E' qui che prendono forma il Rosso Solstizio e il Malanotte del Piave DOCG, due vini che raccontano, ciascuno a modo proprio, la volontà di Silvia di interpretare il territorio senza rinunciare alla propria idea di vino.
"Il Malanotte del Piave DOCG è un vino molto particolare. Ho voluto quindi intraprendere un percorso innovativo e moderno per rendere questo vino al tempo stesso più giovanile ma che valorizzasse il vitigno Raboso Piave."
Un'uva dal carattere forte, tenace, rustico, profondamente legata a questa terra. Un vitigno che Silvia ha scelto di guardare con occhi nuovi, senza tradirne l'anima.
"E' infatti un vitigno tenace e rustico e io ho voluto reinterpretarlo in chiave più moderna."
Nel calice, il tempo diventa parte integrante del vino: una parte di uve passite, tre anni di affinamento in legno e un ultimo anno in acciaio. Quattro anni in cui il vino resta in silenzio, lasciando che il tempo faccia il proprio lavoro.
Tra i filari di Nervesa della Battaglia, Silvia sta scrivendo così la propria storia: con radici profonde nel passato e lo sguardo rivolto al futuro.


