Vitigni reliquia: un viaggio tra le varietà salvate dall'estinzione
Nel vasto patrimonio viticolo italiano esistono varietà che negli ultimi anni sono rimaste ai margini dell'interesse, sopravvivendo in pochi filari dimenticati, in vecchie vigne familiari o in aree particolarmente isolate. Sono i cosiddetti vitigni reliquia: varietà storiche, talvolta autoctone, che hanno rischiato di scomparire a causa dei profondi cambiamenti che hanno interessato la viticoltura nel corso del Novecento.
Il termine "reliquia" richiama qualcosa di prezioso che arriva dal passato e che è stato custodito nel tempo. Nel mondo del vino indica quei vitigni che, pur essendo stati un tempo parte integrante del paesaggio agricolo locale, sono sopravvissuti solo grazie alla tenacia di pochi viticoltori o alla loro presenza in vigneti antichi sfuggiti alle trasformazioni dell'agricoltura moderna.
Sono numerosi i fattori per cui questi vitigni hanno rischiato l'estinzione, legati alle vicende che hanno segnato la storia della viticoltura europea tra la fine dell'Ottocento e il secolo successivo: l'arrivo della fillossera, le guerre, lo spopolamento delle campagne portarono a un graduale abbandono della coltivazione di alcune varietà.
Il lavoro di recupero
A partire dagli anni Ottanta e Novanta, la crescente attenzione verso la biodiversità e l'identità territoriale ha dato impulso a un importante lavoro di ricerca e recupero. Agronomi, ampelografi, università, vivai e produttori hanno iniziato a censire vecchi vigneti, raccogliere testimonianze e ad analizzare geneticamente varietà che sembravano destinate a scomparire.
In questo modo è stato possibile identificare vitigni dimenticati e comprenderne le caratteristiche agronomiche ed enologiche, aprendo la strada a una nuova fase della loro storia.
Un patrimonio prezioso per il futuro
Il recupero dei vitigni reliquia non è legato solo alla volontà di preservare la memoria agricola ma anche una risorsa strategica per affrontare le sfide poste dai cambiamenti climatici e dell'evoluzione della viticoltura. Ogni varietà, infatti, possiede caratteristiche uniche: tempi di maturazione differenti, diversa resistenza alle malattie, capacità di adattarsi a specifiche condizioni pedoclimatiche. Conservare questo patrimonio significa mantenere aperte possibilità che potrebbero rivelarsi fondamentali per il futuro. Allo stesso tempo, i vitigni reliquia offrono l'opportunità di raccontare territori attraverso vini dal carattere distintivo, spesso lontani dalle logiche dell'omologazione e capaci di esprimere una forte identità locale.
Il lavoro di recupero dei vitigni reliquia di Proposta Vini
Da sempre Proposta Vini dedica particolare attenzione ai vitigni storici e autoctoni e alle varietà meno conosciute del panorama viticolo italiano. Attraverso la selezione di produttori profondamente legati ai propri territori, l'azienda contribuisce a preservare e valorizzare un patrimonio di biodiversità che rischierebbe altrimenti di essere dimenticato. Dalle Alpi piemontesi a Pantelleria, passando per il Trentino, i Colli Euganei, la Toscana e il delta del Po, Sardegna, l'Etna etc.
Ecco alcune storie raccolte da Proposta Vini che testimoniano come la tutela dei vitigni reliquia rappresenti oggi uno strumento prezioso per custodire l'identità dei territori.
BIANVER: IL TESORO BIANCO DELLE VALLI VALDESI
Tra la Val Germanasca e la Val Pellice, ai piedi del Monviso, sopravvive il Bianver, rarissima varietà autoctona piemontese. Da questo vitigno Mauro ed Elisa Camusso de l'Autin producono il loro Verbian, un vino dal profilo secco e aromatico in grado di preservare un vitigno che rappresenta una delle espressioni più autentiche della viticoltura alpina.
NEGRON DE ORZAN: UNA VARIETÀ RITROVATA LUNGO LA VIA CLAUDIA AUGUSTA
Tra i vitigni recuperati in Trentino, il Negron de Orzan è un'antica varietà locale custodita dal progetto Claudia Augusta di Daniele Endrici. Il Negron de Orzan Extra Brut Blanc de Noir Metodo Classico è uno spumante che si distingue per il suo perlage fine, i delicati richiami agrumati e una struttura che riflette il carattere della varietà.
PAVANA: LA MEMORIA VITICOLA DELLA VALSUGANA
La Pavana è una delle varietà storiche trentine salvate dall'oblio grazie al lavoro di produttori come Alessandro Poli. Il suo Pavana Valsugana celebra un vitigno che racconta la storia agricola della Valsugana e la ricchezza della biodiversità locale. Un vino che presenta un profilo fragrante e fruttato, sostenuto da una vivace acidità che ne caratterizza la beva.
LE ANTICHE UVE DEI COLLI EUGANEI
Nei Colli Euganei il recupero riguarda un intero patrimonio di varietà storiche. Mario Dal Betto, dell'azienda Serraglio, custodisce uve come Cavrara, Corvinella, Corvinona e Turchetta, che trovano espressione nel Rosso Serraglio e testimoniano la straordinaria ricchezza viticola di questo territorio. L'appassimento di circa 30 giorni e la maturazione in barrique per 12 mesi rendono questo vino complesso e profondo.
FORTANA: L'ANIMA DELLE SABBIE DEL DELTA
Nel territorio francese la Fortana è da secoli una varietà simbolo. Grazie alla sua adattabilità ai terreni sabbiosi, è riuscita a sopravvivere mantenendo un forte legame con il territorio. La famiglia Mariotti continua a valorizzarla, preservando una delle identità più originali della viticoltura del delta del Po. Il suo Brut Nature Abbatia è un Blanc de Noir monocuvée non dosato e rabboccato con lo stesso vino dove note di fragola, ribes e fiori gialli accompagnano una piacevole sapidità e un'equilibrata acidità.
PUGNITELLO: IL RITORNO DI UN'ANTICA VARIETÀ TOSCANA
Per lungo tempo il Pugnitello è stato considerato uno dei vitigni più rari della Toscana. Grazie all'impegno di produttori come Podere Il Castellaccio, questa varietà è tornata a essere coltivata e valorizzata, dimostrando come la riscoperta delle uve storiche possa contribuire a rafforzare l'identità di un territorio. Il suo Pugnitello Somatico esprime note di frutta rossa e spezie, unite a struttura e capacità evolutiva.
NASCO: UNA DELLE ESPRESSIONI PIÙ AUTENTICHE DELLA SARDEGNA
Tra i vitigni storici della Sardegna spicca il Nasco, varietà dalle origini antiche e dalla forte personalità. Quartomoro ne valorizza le caratteristiche attraverso una produzione che racconta la biodiversità dell'isola e il profondo legame tra vino e territorio. Il suo Nasco di Cagliari si distingue per i sentori di fiori gialli, frutta matura e muschio, accompagnati da una notevole eleganza e persistenza.


