Tra il mare e la montagna, dove resistono le vigne
Siamo nel cuore del Ponente Ligure, in provincia di Imperia. Alessandro Anfosso è l'uomo che ha salvato dall'estinzione il Rossese Bianco su piede franco da viti centenarie. Oggi Alessandro Anfosso, accompagnato dalla moglie Marisa, con perseveranza e fatica porta avanti il lavoro sui vigneti centenari di famiglia, di cui parte su piede franco, testimonianze autentiche di una viticoltura che rischierebbe altrimenti di scomparire.
Siamo di fronte a una viticoltura di montagna affacciata al mare. Le vigne qui si arrampicano su dirupi impervi dove l'ulivo incontra la vite, con forti pendenze modellata dai tipici muretti a secco. Qui la meccanizzazione è praticamente impossibile: ogni gesto è affidato all'opera dell'uomo. E' una viticoltura fatta di fatica, sudore e pazienza.
In una zona culla del Rossese Dolceacqua, una delle varietà a bacca rossa più identitarie della Liguria, Alessandro ha scelto coraggiosamente di camminare controcorrente dedicandosi a un meticoloso lavoro di valorizzazione e salvaguardia del Rossese Bianco. Un lavoro volto alla conservazione di un patrimonio viticolo raro e legato alla storia di queste colline.
La forte pendenza e i muri a secco sono stati gli ingredienti di un lavoro di recupero tutt'altro che facile. Allo stesso tempo, sono proprio queste difficoltà a identificare la bellezza di questo paesaggio. Alessandro e Marisa hanno scelto così di preservare non soltanto le vigne, spesso ancora su piede franco, ma di preservare un modo di fare viticoltura, una memoria e un legame con la propria terra. Un lavoro silenzioso ed estremo, sospeso tra mare e montagna.
Antea
Le uve di Rossese Bianco vengono raccolte e lasciate in macerazione intere per 96 ore. Il mosto ottenuto viene poi messo in vasca d'acciaio per la fermentazione alcolica e ci resta per circa un mese. Al termine, affina per circa 12 mesi in tonneau da 500 litri di acacia e per ulteriori 3 mesi in bottiglia. Si ottiene così un vino luminoso, che ricorda la luce riflessa sul mare. Al naso ricorda un giardino fiorito e al palato è morbido ma con una netta freschezza e sapidità. Sorprende con una decisa nota salmastra sul finale.


