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    Vitigni autoctoni di confine tra Italia, Slovenia e Austria

    venerdì, 23 ottobre 2026 Francesca Negri, venerdì, 23 ottobre 2026 (0 minuti di lettura)

    Prima dei confini attuali, Friuli-Venezia Giulia, Slovenia e Austria condividevano rotte commerciali, lingue e tradizioni vitivinicole nell'area dell'Impero asburgico.

    Le guerre e i cambiamenti politici del Novecento hanno ridisegnato le frontiere, ma in questo territorio la vite ha continuato a essere il simbolo di una storia fatta di legami e contaminazioni. Così la Ribolla Gialla è diventata Rebula in Slovenia, mentre il Friulano è conosciuto oltreconfine come Jakot.

    Parlare di vitigni autoctoni di confine significa quindi raccontare una storia in cui le frontiere cambiano, ma le varietà restano.

    Vini di confine: cosa significa?

    Quando si parla di vini di confine si pensa naturalmente a territori vicini a una frontiera. Ma in questa parte d'Europa il confine è stato sempre anche un luogo di passaggio. Persone, merci, conoscenze e anche la vite hanno seguito questo movimento.

    Le varietà sono state portate da un territorio all'altro, coltivate in ambienti simili, selezionate dai viticoltori e, spesso, chiamate in modo diverso a seconda della lingua.

    Per questo il concetto di "autoctono" non coincide necessariamente con quello di "nazionale". Un vitigno può essere profondamente legato a un territorio senza appartenere a un solo Paese. La sua storia può attraversare una frontiera e continuare dall'altra parte.

    E' il caso della Ribolla Gialla, che in Slovenia diventa Rebula, o del Friulano, conosciuto oltreconfine come Jakot. Ed è anche il caso del Furmint, chiamato Sipon in Slovenia, che porta questa storia fino alla Stiria e al mondo austriaco.

    Il Friuli: la frontiera italiana

    Il viaggio parte dal Friuli-Venezia Giulia, una delle aree in cui l'incontro tra mondo mediterraneo ed Europa centrale è più evidente.

    A est, soprattutto nel Collio e nei Colli Orientali, il territorio continua naturalmente verso la Slovenia. Le colline non si interrompono davanti al confine e nemmeno la loro geologia. La ponca, formata da marne e arenarie, caratterizza entrambe le aree e contribuisce a dare ai vini una particolare combinazione di freschezza e sapidità.

    Qui la Ribolla Gialla è uno dei vitigni che meglio raccontano questa continuità. E' una varietà storicamente legata al Friuli orientale che, appena oltre il confine, ritroviamo con il nome di Rebula.

    Lo stesso accade con il Friulano, altre varietà simbolo del territorio che in Slovenia prende il nome di Jakot.

    Questa attenzioen alle varietà del territorio trova un esempio in Casella, realtà dei Colli Orientali nata nel 1960. L'azienda, che conta appena tre ettari vitati, ha dedicato negli anni particolare attenzione ai vitigni autoctoni, conservando anche viti di circa cinquant'anni. Nel suo lavoro trovano spazio proprio Ribolla Gialla e Friulano, insieme ad altre varietà storiche friulane come lo Schioppettino o il Tazzaleghe.

    La Slovenia: quando il vitigno cambia nome

    Attraversando il confine friulano si arriva in Slovenia. Ma, almeno in questa parte del Paese, il paesaggio viticolo non cambia improvvisamente.

    Il Goriška Brda è la naturale prosecuzione del Collio italiano. Le colline, la ponca e l'influenza del Mediterraneo costruiscono un paesaggio che continua da una parte all'altra della frontiera.

    Qui la Ribolla Gialla diventa Rebula.

    Il cambio di nome è forse il modo più semplice per capire cosa significhi parlare di vitigni di confine. La varietà è la stessa, ma la storia, la lingua e la tradizione con cui viene raccontata sono slovene. La Rebula può essere interpretata in modi diversi: fresca e verticale, più strutturata, oppure attraverso macerazioni e affinamenti più lunghi. Il vitigno rimane, mentre cambia il modo di esprimerlo.

    Lo stesso percorso riguarda il Friulano, che in Slovenia prende il nome di Jakot.

    È proprio questa doppia identità a caratterizzare il lavoro di Princic, produttore di Goriška Brda che nel proprio catalogo propone sia Rebula sia Jakot Friulano. Due vini che, già nel nome, raccontano il rapporto tra le due sponde del confine.

    Andando verso nord, nella Stiria slovena, però il confine assume un significato ancora diverso.

    Un esempio particolarmente significativo è Jarenina, antico possedimento dell'Abbazia di Admont. Il monastero benedettino austriaco acquisì il maso nel 1130, quando l'attuale confine tra Austria e Slovenia ancora non esisteva. La viticoltura è rimasta parte della storia di questo luogo per secoli.

    Stift Admont: quando la storia attraversa il confine

    L'Abbazia di Admont, fondata dai Benedettini in Stiria nel 1074, divenne proprietaria del Maso Jarenina nel 1130. Qui è stato riscoperto il Furmint, chiamato Šipon in sloveno, una varietà presente nella regione da oltre mille anni e oggi utilizzata anche per la produzione di metodo classico.

    La storia di Admont è forse uno degli esempi più efficaci per comprendere il significato di un vino di confine: un'abbazia austriaca, un vigneto in Slovenia, un vitigno della tradizione mitteleuropea e una storia produttiva che attraversa quasi nove secoli.

    L'AUSTRIA: OLTRE IL CONFINE

    È arrivando in Austria che è possibile comprendere la storia vitivinicola dell'intera area. Per secoli Friuli, Slovenia e Austria hanno fatto parte di uno stesso spazio politico e commerciale. Trieste era il grande porto dell'Impero asburgico, il punto in cui il Mediterraneo incontrava l'Europa centrale. Da qui passavano merci, persone e culture dirette verso nord e verso est.

    Anche la viticoltura si è sviluppata all'interno di questa rete.

    La Stiria slovena rappresenta ancora oggi una sorta di zona di passaggio tra due mondi: da una parte il carattere più mediterraneo del Collio e del Brda, dall'altra il paesaggio e la cultura vitivinicola dell'Austria.

    È un confine che, guardato attraverso il vino, diventa difficile da tracciare.

    Lo dimostra la storia di Stift Admont: una realtà austriaca, un vigneto in Slovenia, una varietà che in questo territorio ha un nome diverso e una tradizione che arriva fino ai nostri giorni.

    Il viaggio tra Friuli, Slovenia e Austria torna quindi al punto di partenza. La Ribolla Gialla diventa Rebula, il Friulano diventa Jakot, il Furmint diventa Šipon. Non sono semplicemente sinonimi: sono tracce della storia di un territorio che nel tempo ha cambiato confini, lingue e appartenenze.

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